Disciplina e volontà ci aiutano a diventare liberi

Ma “disciplina e volontà” sono parole che oggi purtroppo si fatica a pronunciare e ancor più a proporre ai giovani. Nel clima di apparente libertà nel quale viviamo, “disciplina e volontà” sembrano limitare la crescita libera della persona. Oggi contano soprattutto gli affetti, le emozioni: il “sentire”. Siamo passati, anche nella vita di fede, da un volontarismo a volte e poco attento alla Grazia di Dio, ad uno psicologismo altrettanto esasperato che soggettivizza l’esperienza religiosa, fino al punto di farle dimenticare che il suo principio sta al di fuori del soggetto, sta in Dio che chiama. Così la stessa vita di fede si riduce spesso a partecipazione psicologica: vado a Messa se “sento” qualcosa, prego se “sento” qualcosa… se non “sento” niente a che serve che lo faccia?  Se noi dovessimo vivere le nostre giornate sulla base del “sentire”, quante volte al mattino invece di andare a lavorate o a scuola ce ne staremmo a letto o andremmo a fare un giro in campagna? Perché viviamo la nostra vita sulla base di consapevolezze ben consolidate che superano alcuni aspetti psicologici e creano una disciplina, e per la Messa, per la preghiera…  invece spesso non è così? Perché addirittura qualche volta accettiamo che i giovanissimi, i giovani che ci sono affidati giustifichino la disaffezione alla Messa domenica col discorso: “Io non sento” al quale aggiungiamo: “Devono decidere loro, noi non possiamo imporre nulla”? Sto leggendo un libro sulla figura di Paolo VI: il suo segretario, monsignor Pasquale Macchi, parla dell’arte della fedeltà all’orario quotidiano, che il Papa aveva imparato fin da giovane e che gli permetteva di mantenere una profonda intimità con Dio nonostante il susseguirsi degli impegni quotidiani. Un’arte: tutt’altro che una limitazione della libertà!” (a.p.)

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