In difesa della “messa bruttina”. Unica risposta all’inaridimento

di Alberto Melloni, CORRIERE DELLA SERA, 16.5.09

 Parlar male della messa del postconcilio lo san fare tutti. Anche Martin Mosebach che attacca l’«eresia» della riforma del Vaticano II e la «tirannia» di Paolo VI in un pamphlet annunciato dal  Corriere. Quella di Mosebach è una posizione estremista che cerca di attirare Benedetto XVI dalla propria parte fingendo di dar voce alle sue intenzioni. Ma documenta l’esistenza di una storia virtuale della chiesa sulla base della quale si può dire di tutto. In questa storia virtuale c’era una tradizione gregoriana che produceva riti, spiritualità, forma, fede, da secoli. Poi sono arrivati il concilio e il diabolico Montini, che hanno liberato l’orda dei chitarristi per distruggere quel patrimonio. Finché una provvidenza timida e vendicativa anziché svergognare gli antipapi come voleva Lefebvre ha restituito pizzi e latino a chi ne aveva nostalgia. A me pare che sia ora di spiegare che il movimento liturgico voleva purificare un rito inaridito dal devozionalismo, che la «partecipazione attiva» era un sogno di Pio X, che Pio XII (nella stagione che non amava von Balthasar) difese le esigenze della riforma, e che nell’eucarestia a self-service ottenuta col campanello c’era qualcosina di pericoloso. Di ricordare che il Messale Romano promulgato che «si sostituisse all’antico » (Paolo VI, concistoro 26 maggio 1976) è stato accolto da milioni di fedeli non perché si accordava ai propri gusti, ma perché restaurava una esperienza di chiesa: e che l’adesione di tutti i vescovi cattolici a quella ricezione è un fatto, storico e teologico. Sappiamo tutti che è non difficile sparare sulla «messa bruttina» della domenica: dove non entrerà mai Haydn, dove i ragazzi suonano di tutto e il prete – l’ultimo prete per tante parrocchie – non brilla. Sappiamo che questa messa migliorerà con lavori umili, come quello con cui i vescovi italiani hanno fatto il repertorio dei canti che scriverà nella memoria di una generazione le parole più intime della fede, come fu a suo tempo per i libretti della Ldc o per Chieffo. Ma sappiamo anche che questa messa bruttina è anche l’unica risposta reale alla privatizzazione pentecostale della fede, al pietismo che dice a Gesù «io, io, io» e così facendo scalza quella forma di chiesa che è quella eucaristica, per sua natura comunitaria e ugualmente vera anche nella più radicale deprivazione estetica.

In difesa della “messa bruttina”. Unica risposta all’inaridimentoultima modifica: 2009-06-16T17:13:13+02:00da borgosotto
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