Condivisione, l’altro volto della crisi (anche di vocazioni)

Ma si può osare ancora di più: qualcosa forse di impensabile fino a qualche anno fa, anche se – ricordando la storia di secoli orsono – i Terz’ordini secolari testimoniano che le vie dei laici si sono spesso incrociate con quelle di religiosi e religiose. E continuano a farlo con modalità contemporanee, che oserei definire “segni dei tempi”. Qualche esempio? Nella piemontese Burolo, in provincia di Torino, una comunità di laici ha cominciato a vivere nella bella casa messa a disposizione – grazie a un “incrocio” realizzato dalla Fondazione Talenti – dalle Suore della Carità dell’Immacolata Concezione di Ivrea: 5 mila metri quadrati, annessi parco e cappella, che in passato erano serviti da casa di formazione della congregazione e, fino al 2008, casa di riposo per le suore anziane. Poi la struttura era diventata troppo grande, e destinarla ad altri usi sociali richiedeva costi troppo alti di ristrutturazione. Così è arrivato un gruppo membro di “Mondo di comunità e famiglia” (Mcf), associazione nata dalla comunità milanese di Villapizzone che conta finora 25 comunità di laici con il pallino dello stile di vita comunitario e solidale. Tre famiglie, alcuni single, un contratto biennale di comodato e il gioco è quasi fatto: è iniziata la collaborazione tra suore e laici per rendere questo luogo un crocevia di servizi e di accoglienza. Le religiose da sole non ce l’avrebbero fatta, ai laici mancava una struttura per poter vivere insieme.

Altro esempio, stavolta alle porte di Roma, dove sta nascendo un’altra comunità di famiglie, “La collina del barbagianni”, in una casa concessa in comodato d’uso dalle Maestre pie Venerini per avviare un’esperienza pilota di condominio solidale nel Lazio. E vivere un’esperienza di “buon vicinato” proprio con le suore: la loro casa provinciale, infatti, è contigua alla nascente “collina”. Così come analoghe sono le vocazioni all’educazione e all’insegnamento, pur negli stati di vita differenti, che renderanno religiose e laici compagni di strada di questa avventura. Mi sembra un’esperienza apri-pista che suggerisce a conventi, monasteri, seminari di spalancare le porte di edifici vuoti e in disuso, semivuoti per la mancanza di vocazioni: strutture che possono riprendere vita ed essere riutilizzate per dare spazio ai laici, alle associazioni, agli immigrati… Luoghi di accoglienza in cui sperimentare insieme percorsi comunitari innovativi: non solo “spazi” dati in affitto o in comodato d’uso per “coprire le spese gestionali”, ma autentici luoghi di condivisione che sappiano dire concretamente come i carismi siano in movimento, forse in evoluzione. In crisi sono anche le chiamate al matrimonio per sempre, alla famiglia non ripiegata su se stessa. Confrontarsi, dare voce a una comunione possibile fra le diverse vocazioni – intorno a una tavola imbandita, perché no – potrebbe somigliare a una semplificazione della crisi, a un suo misconoscimento. Oppure significare un cambio di rotta possibile, almeno in alcuni casi.

Condivisione, l’altro volto della crisi (anche di vocazioni)ultima modifica: 2010-07-29T16:51:00+02:00da borgosotto
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