Educare alla sessualità, educare alla vita

Nel mondo animale la ricerca del sesso opposto avviene esclusivamente nel periodo di estro della femmina con i rituali di accoppiamento caratteristici di ogni specie, finalizzati alla riproduzione. Le modalità di incontro seguono schemi di rapporto innati, sempre uguali, non dipendenti dalla volontà del singolo individuo, ma stabiliti dal periodo di fecondità della femmina.
 
L’uomo e la donna invece ricercano la relazione con il tu dell’altro da quando scoprono la differenza e la reciprocità della sessualità.
La relazione affettiva è dunque un desiderio costante per ciascuna persona, la quale di volta in volta sceglie la modalità che meglio esprime la “qualità” del rapporto ricercato.
Sono tanti i gesti, i comportamenti, le parole per comunicare all’altro che gli si vuole bene. A volte basta uno sguardo, un’attenzione particolare, il silenzio, per sentirsi compresi, accolti ed amati dall’altro. Potremmo dire che la sessualità permette all’essere umano (uomo o donna che sia) di “inventare ” se stesso attraverso un corpo che reca in sé inscritto il significato della relazione con l’altro/a.
Neppure il rapporto sessuale nel suo aspetto genitale può essere considerato analogo a quello animale.
 
Per gli animali esiste solo la genitalità finalizzata alla riproduzione in obbedienza al naturale istinto della conservazione della specie, mentre per l’uomo la genitalità è una delle espressioni dell’incontro e della relazione attraverso i quali la possibilità della procreazione diviene un segno concreto. La coniugalità diventa realizzazione dell’unità di due persone che, nella loro unicità, si fanno reciproco dono coscienti e consenzienti.
Da queste constatazioni risulta evidente come il comportamento sessuale umano non si possa considerare analogo a quello degli animali; anzi, se l’uomo può imitare e far suo il comportamento animale, al contrario l’animale non può assumere il comportamento umano.
 
“Chi sono?”, “Cosa voglio realizzare nella vita?”, “Perché esisto?”
 
All’epoca della pubertà tutto ciò che accade diventa un’occasione per porsi questi interrogativi.
Il più delle volte i ragazzi vivono da soli queste grandi domande e fanno fatica ad accorgersi che c’è un legame diretto tra quello che stanno vivendo dentro di sé e lo studio, la famiglia, gli amici.
La paura di questa solitudine li induce a cercare compagnie che diventano un riferimento a volte sostitutivo di quello familiare. La scelta di amici non affidabili può rivelarsi allora un’esperienza negativa e assai rischiosa per l’adolescente.
Sappiamo infatti che, per diventare un giovane adulto, l’adolescente deve essere aiutato ad integrare la sua sessualità, il suo nuovo schema corporeo, la diversa immagine di sé, nel contesto della sua personalità.
L’io accoglie, raffina, arricchisce ed organizza i cambiamenti fisiologici ed il ragazzo percepisce che anche nel dato biologico è presente la totalità di sé, la sua identità, l’unicità di tutta la sua persona.
E’ solo attraverso la ricerca di questa unitarietà che può realizzarsi una maturità psico-affettiva che gli permetta di non rendere assoluti dei desideri parziali, ma di cogliere invece, di sé e del mondo che lo circonda, tutti i fattori in gioco.
Alcuni adolescenti, infatti, vivendo come urgenti e molto intensi alcuni desideri che nella loro inderogabilità appaiono come bisogni, non avendo ancora stabilito le proprie mete e non avendo trovato e capito se stessi con chiarezza, si accontentano di risposte e di soluzioni parziali, purché di immediata realizzazione.
Il desiderio di compagnia può allora diventare il bisogno di stare sempre fuori di casa; il desiderio di riscuotere stima si manifesta con comportamenti trasgressivi verso l’adulto, che però i compagni ritengono molto “coraggiosi”; il desiderio di affetto si può tradurre in possesso, conquista ed uso narcisistico dell’altro.
 
Quale rapporto c’è tra sessualità e persona?
 
La sessualità è la conferma dell’esistere, è la condizione primaria di vita di ogni uomo: ogni persona infatti non può esprimersi altrimenti che come maschio o femmina.
Sin dal momento del concepimento le notizie genetiche inscritte nelle cellule dello zigote – che darà origine a tutte le altre cellule- portano impressa la realtà maschile e femminile.
Dall’incontro dell’ovulo e dello spermatozoo ha origine l’unicità della persona con le sue peculiarità fisiche e caratteriali.
Parlare dello sviluppo della persona e della sua educazione senza tener conto della sessualità non sarebbe quindi possibile: esistono solo persone di sesso maschile e persone di sesso femminile e per questo educare significa permettere alla persona di portare a pieno compimento le doti della sua femminilità o della sua virilità per giungere alla completa realizzazione dell’essere in quanto maschio o in quanto femmina.
Non si può parlare di identità di sé senza parlare della sessualità che non è un attributo talvolta presente e talvolta assente, come un vestito da indossare in alcune occasioni e togliere in altre.
La sessualità è una caratteristica costitutiva di ogni essere umano.
Per questo l’educazione sessuale non ha senso se non inserita in un’educazione globale. Anzi, si può dire che tutta l’educazione nella sua globalità è “educazione sessuale”.
 
Educhiamo il bambino ed il ragazzo perché maturi al fine di essere totalmente maschio o totalmente femmina, cioè lo educhiamo ad essere totalmente se stesso.
 
Qual è la differenza tra sessualità e genitalità?
 
Ma diventa molto importante a questo punto definire in modo preciso la differenza tra sessualità e genitalità in quanto spesso gli aggettivi “sessuale” e “genitale” vengono usati come se avessero lo stesso significato.
In realtà, mentre con il termine “sessuale” si deve intendere la persona nel suo essere maschio o femmina, nei suoi comportamenti maschili o femminili, nel suo modo maschile o femminile di amare, con il termine “genitale” si intende ciò che si riferisce agli apparati genitali, alla loro anatomia e fisiologia unitiva e riproduttiva.
La realtà genitale è quindi compresa in quella sessuale la quale è più ampia, completa e tipicamente umana.
 
Il linguaggio della sessualità
 
La sessualità, avendo in sé inscritta la domanda originale ed unica di ogni uomo: “Chi sono?, Qual è la felicità a cui tendo?”, è da considerarsi comunicazione, linguaggio di ogni persona. Il linguaggio della sessualità ha come principale caratteristica che l’uomo nel suo essere personale è strutturalmente fatto per una comunione interpersonale fino alla donazione totale di sé: la conoscenza dell’altro si esprime e si comunica attraverso l’essere corporeo e relazionale, l’atto coniugale è espressione dell’amore e dell’unità tra i coniugi. Questa struttura profonda può dirsi il significato, anche se a volte solo intuito nell’esperienza, dell’essere umano ed indica il destino a cui ciascuno è chiamato e di cui si può avere tanto maggiore consapevolezza quanto più la persona coglie la propria identità in questo “ritrovarsi attraverso il dono totale di sé” e si assume il compito di realizzarlo. La sessualità non è quindi un essere “con qualcuno”, ma un essere “per l’altro” nella sua alterità e diversità, e l’uomo e la donna sono fatti uno per l’altra. Il prendere coscienza del significato dell’ “esistere per l’altro” e non in funzione dell’altro, determina che l’Io possa concepirsi solo attraverso il criterio, l’etica del donarsi.
In caso contrario dominerà la ricerca dell’ impossessarsi, del consumare l’altro per acquistare o confermare l’illusorio valore di sé.
 
Questo essere per l’altro, che nella relazione coniugale è manifestazione della donazione reciproca, è condizione perché la coppia diventi capace di generatività nei confronti di se stessa e dei figli cui daranno la vita. Quindi, nella dimensione ontologica del linguaggio del corpo è naturalmente inscindibile il significato unitivo da quello procreativo dell’atto coniugale che rende l’unione tra un uomo e una donna che si amano destinata alla procreazione di cui il figlio diventa simbolo e segno.
Educare alla sessualità, educare alla vitaultima modifica: 2011-08-24T16:45:39+02:00da borgosotto
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