La sessualità sbagliata, stereotipi e nuove forme di dipendenza

In accordo con tutto questo, il Centro Italiano di Sessuologia scrive tra l’altro, parlando dei fondamenti antropologici dell’associazione, che “la sessualità è fondamento naturale delle relazioni sociali”, ad essa, cioè, è legata la nostra possibilità di entrare in relazione con gli altri. [1]

 

In questa ottica anche il rapporto sessuale diventa un particolare tipo di relazione tra un uomo e una donna, anzi un modo speciale per esprimersi il dono totale di sé, una specie di linguaggio attraverso il quale due sposi dovrebbero riuscire a dirsi l’un l’altro: Io mi dono totalmente a te e ti accolgo totalmente nella mia vita per sempre.

Non è che il dono di sé debba escludere il bisogno dell’altro, ma questi due aspetti vanno armonizzati tra loro in modo che l’altro non venga mai strumentalizzato e che sia l’amore a guidare ogni comportamento.

L’importanza della relazione di coppia viene sempre più sottolineata anche dalla moderna sessuologia.  Quanto più due coniugi sanno amarsi durante tutto il giorno, tanto più saranno in grado di amarsi anche durante il rapporto sessuale. Proprio per questo, quando una coppia va da un sessuologo per una disfunzione sessuale, una delle prime cose che egli cerca di mettere a fuoco è la relazione tra i due; spesso basta mettere a posto questo per vedere automaticamente sistemarsi anche la vita sessuale.

 

La sessualità nella cultura odierna.

 

Certamente la realtà è molto diversa; anche se non ci si può nascondere la presenza di alcuni elementi positivi nei comportamenti sessuali di oggi. Per esempio, la valorizzazione del corpo, non più visto come qualcosa che si contrappone all’anima, ma come qualcosa, invece, che esprime la persona nella sua globalità; assieme al corpo, sono state valorizzate anche le sue esigenze e le sue emozioni.

Il sesso non è più un tabù, per cui se ne parla più facilmente e con maggiore serenità. E’ stato rivalutato (almeno in teoria) il ruolo della donna sia nel modo di vivere la sessualità sia nel suo posto nella famiglia e nella società. Soprattutto tra i giovani esiste una maggiore semplicità di rapporti tra uomini e donne. Almeno nella società occidentale, il partner viene scelto liberamente. Esiste una maggiore responsabilità (forse troppa!) nel mettere al mondo dei figli, ecc. Sta a noi scoprire tutti questi semi, per sostenerli, curarli e farli crescere nel modo giusto.

Anche la Chiesa ha acquistato progressivamente una visione più completa della sessualità, considerandola sempre più come un dono; oltre che per mettere al mondo dei figli, essa acquista un ruolo importante anche per la realizzazione dell’unità dei due sposi. I documenti del Concilio Vaticano II, i discorsi di Giovanni Paolo II e l’enciclica di Benedetto XVI “Deus Caritas est” sottolineano ampiamente questa nuova visione della sessualità.

 

Tuttavia ciò che viene maggiormente in evidenza oggi è una specie di sessualità malata, che fa molta fatica a guarire, a scoprire il suo vero significato. Quelli che abbiamo elencato come elementi positivi, in realtà, possono avere anche dei risvolti negativi. Per esempio, la valorizzazione del corpo ha portato dall’altra parte ad una sua supervalutazione, senza o con scarsa attenzione all’interiorità della persona (vedi il diffondersi di palestre, di cosmetici, ecc.). L’attenzione alle emozioni e ai sentimenti ha finito col metterli alla base delle proprie scelte, non tenendo in alcun conto che l’essere umano non è fatto solo di emozioni e sentimenti, ma anche di razionalità, volontà, spiritualità, ecc., che vanno armonizzati tra loro. La moralità di un comportamento si dissolve nel sentimento: è bene ciò che sento, è male ciò che non sento. E ci si dimentica che  “quella del sentimento è una variabile molto fragile, la cui presenza rende ancor più difficile riuscire a preservare un rapporto nel tempo. I sentimenti sono mutevoli, mai eterni, e le trasformazioni a cui di regola vanno incontro rendono le unioni di oggi molto più fragili di un tempo.”[2]  

L’impulso sessuale, sotto la spinta del consumismo, è visto sempre di più come un bisogno da soddisfare ad ogni costo per evitare frustrazioni, come uno dei tanti beni di consumo, e il partner come semplice strumento di gratificazione. In una società basata sulla “performance”, sulla produttività, tante volte i ragazzi sono più preoccupati della qualità delle loro prestazioni che dei loro reali sentimenti.  E questo può generare un senso di inadeguatezza, un’ansia di prestazione, che può avere serie conseguenze sulla vita sessuale futura.

Oggi è molto diffusa la mentalità che nel campo sessuale sia tutto permesso, basta che l’altro sia consenziente. Logicamente una mentalità del genere impedisce la maturazione della persona insieme alla sua capacità di trasformare il suo bisogno sessuale in una capacità di dono. E alla fine anche la vita sessuale ne risente. Non per niente oggi una delle problematiche sessuali più diffuse è la riduzione se non la mancanza del desiderio sessuale anche in soggetti giovani. In queste situazioni diventa anche facile passare all’uso di sostanze psicoattive per migliorare le proprie prestazioni.

Scrive F. Avenia: “La sessualità, oggigiorno, appare stanca, consunta, incapace di rigenerarsi automaticamente, come la società nella quale si osserva. Ha sempre più bisogno di supporti, di novità, di stimoli forti. …In sintesi, ci troviamo di fronte ad un fenomeno di assuefazione.”[3]  Per questo qualche autore parla di società post-erotica. [4]

Nonostante le apparenze, quindi, la società comincia a porsi delle domande di senso sulla sessualità.  “Apparentemente siamo tutti assai più disinvolti nel trattare di sesso, ma poi sembra che il desiderio vada progressivamente mancando e che il piacere sia conseguentemente meno perseguito”.  Per questo si può giungere ad affermare: “Forse ci siamo sbagliati, forse il sesso è veramente un mistero…”[5]

 

Gli stereotipi sessuali

 

Per le caratteristiche proprie dell’età, l’adolescente è molto vulnerabile di fronte alle proposte che la società (amici, mass media, scuola, ecc.) gli offre nel campo della sessualità, per cui a volte opera delle scelte che non sente veramente sue solo perché, almeno a parole, “tutti fanno così”. Scrive U.Galimberti:“Spesso le strade dei giovani, più che giuste o sbagliate, sono strade “anonime”, scelte da una sorta di “si fa così”, senza davvero sapere se “così” è proprio la nostra scelta, il nostro stile, in cui davvero poterci riconoscere con il nostro nome”.[6]

 

Gli stereotipi sessuali per eccellenza riguardano i diversi ruoli attribuiti all’uomo e alla donna, giustificati dalla loro natura, da cui è stata tante volte fatta scaturire una supremazia del sesso maschile su quello femminile. Per esempio: l’uomo forte, la donna debole; l’uomo aggressivo, la donna tenera; l’uomo-ragione, la donna-sentimento, ecc. Soprattutto nel campo sessuale era evidente questa supremazia: l’uomo poteva concedersi tutto, mentre la donna era chiamata ad arrivare fisicamente vergine al matrimonio e a mantenersi fedele al coniuge; l’uomo aveva diritto al piacere (non importava con chi), mentre la donna doveva pensare soprattutto alla casa e ai figli.

Il femminismo, pur nei suoi eccessi, ha avuto l’indubbio risultato di aver riportato alla ribalta questa problematica, anche se poi è arrivato fino al punto di riportare ogni diversità tra l’uomo e la donna al solo influsso della cultura, disconoscendo così la ricchezza delle loro specificità.

Tuttavia, nonostante le apparenze, bisogna anche dire che la parità tra l’uomo e la donna fa molta fatica ad imporsi e molto spesso gli antichi stereotipi sessuali riemergono e condizionano anche lo sviluppo adolescenziale. La donna è ancora tanto spesso considerata dall’uomo come  oggetto di piacere; “attraverso i cartoni animati, la musica, le riviste, i vestiti, le pubblicità, i giocattoli, alle ragazze e alle donne viene  detto, direttamente e indirettamente, che il loro unico valore è la sessualità, che deve essere messa in mostra con la massima visibilità possibile, pronta per essere “usata” – o, addirittura, ab-usata – dagli uomini”.[7] Questo tipo di mentalità spesso è alla base di tante forme di violenza sessuale sulle donne, anche da parte di soggetti giovani.

Come conseguenza del femminismo, è nato anche un nuovo stereotipo sessuale. La donna è stata spinta a modellare il suo comportamento su quello maschile, piuttosto che a far emergere la sua specificità. La parità è spesso intesa come rivalsa nei riguardi dell’uomo, per cui ella tende a togliergli potere, ad occupare i suoi posti, ad assumere i suoi stessi atteggiamenti, diventando così  una sua brutta fotocopia. Scrive Aldo Cazzullo su “Donna”: “..Mi raccontano altri insegnanti di avere la sensazione che le ragazzine facciano proprio a gara tra loro, per stabilire chi riesce a portarsi più ragazzi a letto. Il che rappresenta il rovesciamento della morale e delle prassi tradizionali, e l’approdo a una piena parità con il maschio di cui non è affatto certo ci si debba rallegrare.”[8]

L’adolescente maschio, spesso, di fronte alla spregiudicatezza delle sue coetanee, alla loro aggressività presentata come conquista, sente vacillare la propria identità sessuale, ancora in fase di strutturazione, e diventa ancora più insicuro, incapace di gestire bene il rapporto con loro. E nel caso di un rapporto sessuale, la sua prima preoccupazione sarà quella di accontentare la partner per non sentirsi giudicato da lei; un suo giudizio nei riguardi della sua prestazione sessuale gli farebbe avvertire, infatti, una specie di deficit nella propria virilità e, quindi, nell’autostima. Secondo alcuni autori, questo atteggiamento di insicurezza faciliterebbe le esperienze di tipo omosessuale.

 

Questi sono gli stereotipi sessuali per eccellenza, ma certamente non sono gli unici. Un altro stereotipo molto diffuso è quello di considerare il sesso come elemento qualificante della persona. Non importa neanche l’appagamento che se ne ricava. Ciò che conta è quanta attività sessuale si fa, come, dove e con chi: è questo che qualifica e che fa essere tenuto in considerazione dagli altri, specialmente dagli amici. Il criterio decisivo per la propria autostima sta nella propria attrattiva sessuale; essa “diventa il criterio decisivo per il proprio valore sul mercato. La relazione sessuale stessa è di valore subordinato, essa fallisce se il partner non arreca più quell’ammirazione che il proprio ego richiede.”[9]

Ciò spiega l’aumento vertiginoso delle disfunzioni sessuali vere o presunte, specialmente nei maschi. Scrive F. Avenia: “Un tempo (non più di vent’anni or sono) la sala d’attesa d’uno studio d’andrologia o di un sessuologo era prevalentemente frequentata da uomini di mezza età. Oggi, in alcuni giorni, sembra l’ora di ricreazione di un liceo. I ragazzi sono sempre più preoccupati delle prestazioni: durata, ripetibilità, varietà, originalità; delle misure del pene; della soddisfazione della partner. In altre parole: rendimento e produttività.”[10]

 

Un altro stereotipo è rappresentato dalla verifica della propria virilità o femminilità attraverso il primo rapporto sessuale, che tra l’altro dà all’adolescente la sensazione di entrare a pieno titolo nel mondo degli adulti. A volte anche senza essere pronti ad una relazione così intima, ci si avventura in una esperienza che può lasciare delle tracce molto forti nel modo futuro di vivere la sessualità.

 

Un altro stereotipo: il bisogno sessuale, come qualsiasi altro bisogno, va soddisfatto. Tutto può essere giustificato, basta che non si faccia del male a qualcuno. Non si “fa più l’amore”, come si diceva prima, ma si “fa semplicemente sesso”. E allora si moltiplica il comportamento masturbatorio, la persona diventa un semplice strumento per la soddisfazione dei propri bisogni, la pornografia dilaga.

Un altro stereotipo, strettamente collegato con quello precedente: la castità non è possibile e chi fa una scelta di questo tipo è guardato con sospetto. Molto interessante cosa scrive in proposito W. Pasini: “Data l’overdose di sesso che stiamo vivendo, l’unico comportamento davvero anticonformista è la verginità: quando è frutto di una libera scelta, rinforza la personalità.” [11]

Un altro stereotipo: fare sesso fa bene alla salute, anche se poi, nonostante la massiccia campagna pubblicitaria nell’uso del profilattico, sono in aumento le malattie a trasmissione sessuale, si riduce il desiderio, nascono le dipendenze dal sesso.

Un altro stereotipo: non solo bisogna fare sesso, ma bisogna anche sperimentare la massima soddisfazione. Anche se poi succede che, quanto più il piacere è ricercato per se stesso, tanto più diventa difficile farne l’esperienza

Un altro stereotipo: Stare insieme finché dura l’amore. Chiaramente in questa espressione c’è confusione tra l’amore e l’attrazione o il sentimento. Il problema è che la nostra società, centrata sulla performance, ci spinge a credere che fare bene sesso con una persona significhi amarla.[12]

Un altro stereotipo: il sesso impresso nel proprio corpo può essere diverso dal genere. la teoria del gender, oggi così diffusa,  può creare una grande confusione specialmente nell’adolescente che non ha ancora un’identità ben strutturata e può per questo passare anche attraverso periodi di attrazione omosessuale.

 

Le nuove forme di dipendenza sessuale

 

Questi stereotipi sessuali, diffusi nella nostra società, possono provocare diverse forme di dipendenza, anche nei soggetti giovani.

La dipendenza sessuale è una patologia in progressivo aumento; sembra che ad esserne colpita sia il 6% della popolazione. Essa è una relazione anomala col sesso, che viene inconsciamente ricercato per alleviare gli stress della vita, per fuggire da sensazioni di disagio o di sofferenza. Solitudine, paure, insicurezze, mancanza di autostima, sono tutte cause che possono facilitare le dipendenze sessuali. Alcuni dipendenti sessuali sono stati vittime di abusi, altri hanno conflitti irrisolti sulla propria identità sessuale, ecc.

Si può diventare dipendenti quasi senza accorgersene. Uno dei segnali premonitori è il fatto che la ricerca di una gratificazione sessuale diventa prioritaria rispetto agli altri aspetti della vita. Si riduce la capacità di autocontrollo; l’urgenza di ricercare ripetutamente il sesso, a volte in una maniera quasi ossessiva, è così potente che la persona è impossibilitata a resistere e passa al di sopra delle proprie convinzioni. Tante volte non è più il piacere ad interessare, ma lo stato di rilassamento e di alienazione che l’esperienza sessuale può produrre.

Si tratta di una dipendenza simile alle altre (droga, alcool, ecc.). Anche in questo caso, infatti, si è impossibilitati a resistere e, a causa dell’assuefazione, si è costretti ad aumentare progressivamente la dose per sperimentare la stessa gratificazione di una volta. Scrive Davide Dèttore: “La diffusione di comunicazioni sessualmente esplicite in primo luogo può portare, e molto probabilmente ha già portato, a un generale innalzamento della soglia di eccitamento sessuale della popolazione, come conseguenza dell’assuefazione a stimoli sessuali espliciti che sono a disposizione di tutti sui mass media e sulla pubblicità (anche sui muri). Questo è un pericolo rilevante e può portare a una pericolosa escalation, specie nei giovani, della ricerca di stimoli sessualmente attivanti sempre più forti.” [13]

Esistono delle differenze tra le dipendenze sessuali e le altre forme di dipendenza:

  1. Nel cervello esistono dei recettori, deputati ad assorbire le sostanze chimiche prodotte nell’organismo dal piacere sessuale. Quando queste sostanze sono prodotte in grande quantità, il cervello, impegnato oltre le sue capacità, per riuscire ad assorbirle è costretto ad aumentare i recettori. Se, per la mancanza di attività sessuale, tali sostanze dovessero ridursi, gli abbondanti recettori presenti fanno avvertire un forte bisogno di stimolazione (craving). Questo meccanismo è uguale a quello di tutte le droghe, solo che nel caso della dipendenza sessuale, le sostanze chimiche che producono assuefazione vengono prodotte dall’organismo stesso.
  2. Nelle altre forme di dipendenza l’euforia svanisce lentamente man mano che la sostanza viene eliminata; al contrario i dipendenti sessuali si sentono frequentemente tristi, in colpa, dopo l’esperienza sessuale.

 

Negli adolescenti possono esistere vari tipi di dipendenza sessuale, che possono anche coesistere tra loro: la dipendenza dalla masturbazione, che può assumere un vero carattere compulsivo; da una vita sessuale vera e propria, ma anonima, senza sentimento, che spesso assume lo stesso significato della masturbazione; da comportamenti ossessivi nel campo del comportamento sessuale; dalla pornografia, ecc.

Vorremmo in questa relazione sottolineare  la dipendenza dalla pornografia che è una realtà molto diffusa tra gli adolescenti. In uno studio americano recente è emerso che il 42% dei giovani di età compresa tra i 10 e i 17 anni che naviga in Internet guarda materiale pornografico. La frequentazione abitudinaria dei siti pornografici inizierebbe in media tra i 15 -16 anni, in alcuni casi anche a 13 anni.

La curiosità, la pressione degli amici, la voglia di trasgredire sono alcune delle motivazioni che possono spingere gli adolescenti verso il consumo di materiale pornografico. Magari si inizia per curiosità, senza impegno, ma poi si finisce col non riuscire più a farne a meno, con delle gravi conseguenze sullo sviluppo della personalità sia a breve che a lungo termine. 

Come prima cosa la pornografia incrementa l’attività masturbatoria della persona, facilitando una sessualità centrata su di sé, piuttosto che sugli altri, una sessualità narcisistica. Essa può diventare una forma falsa di informazione sessuale, fornendo modelli di comportamento irreali con cui l’adolescente è portato a conformarsi e che può influenzare notevolmente la sua futura vita sessuale, creando in lui un’ansia di prestazione. Egli può considerare normali dei comportamenti sessuali trasgressivi per cui ha maggiori probabilità di sviluppare comportamenti dello stesso tipo; inoltre, in un periodo in cui egli è alla ricerca della propria identità sessuale, la pornografia può creare difficoltà nella strutturazione di questa identità, disorientamenti, perché essa spesso presenta dei  modelli ambigui di sessualità.

Il sesso è presentato come bisogno da soddisfare, senza alcun valore morale o sociale, come una semplice manifestazione fisiologica, che banalizza il significato della sessualità e può impedire il già difficile passaggio da una sessualità narcisistica ad una relazionale. Tra l’altro il consumismo desidera proprio questo: lasciare la persona sempre insoddisfatta. Il consumo sessuale, infatti, si basa anch’esso, come tutti i consumi, su di un bisogno alimentato ad arte, su di un mancato appagamento già previsto e programmato.

Ci possono anche essere maggiori possibilità di sviluppare comportamenti violenti, e non solo nel campo sessuale, e di andare incontro a momenti di depressione. Inoltre, in un periodo in cui si avverte forte il bisogno di relazioni extrafamiliari, si possono sperimentare più facilmente chiusure verso gli altri e solitudine. Poiché poi l’uso di materiale pornografico è diffuso soprattutto tra gli adolescenti maschi, questo li porta più facilmente a considerare la donna come oggetto o come merce di scambio.

 

Soprattutto un consumo eccessivo di pornografia on line , iniziato durante l’adolescenza, può scatenare l’anoressia sessuale, cioè la mancanza di desiderio. Secondo un recente convegno ad Abano Terme, il problema va sempre più emergendo e riguarda giovani di 20-25 anni, che sono stati fruitori abituali di pornografia fin dall’adolescenza, e che oggi non riescono più a provare desiderio né ad avere un’erezione, anche se non hanno alcun problema fisico. In realtà, “quando qualcosa diventa normale non attrae più. Ciò che possiamo trovare ovunque, ossessivamente disponibile, spegne il desiderio ed esclude la curiosità della scoperta. Le nuove generazioni di ragazzi sono sature per sovrabbondanza di stimoli prima ancora di essere arrivati alla maturità sessuale…Non c’è più tempo per incontrarsi, per il gioco della seduzione e del corteggiamento. Fino ad essere risucchiati in una vera e propria dipendenza”.[14]

 

 

Prevenzione e terapia

 

Teniamo presente che il desiderio compulsivo di sesso (craving) dura per brevi periodi, se il corpo non viene soddisfatto. Infatti, in mancanza di sostanze chimiche che vengono prodotte in conseguenza del piacere sessuale, l’organismo va incontro ad un processo di riadattamento che porta ad una riduzione dei recettori e, quindi, diventa più facile la gestione dei propri impulsi. E’ molto importante, quindi,  come prima cosa, aiutare l’adolescente a procrastinare la masturbazione, l’uso di materiale pornografico o l’attività sessuale in genere; questo, infatti, può renderlo progressivamente più capace di gestire le proprie pulsioni.

Tuttavia per giungere a questo egli deve avere la consapevolezza della sua dipendenza e degli effetti che essa può avere nella sua vita.

Logicamente le dipendenze sessuali dipendono prima di tutto dal modo con cui viene intesa la sessualità e, poiché questa è una componente fondamentale dell’essere umano, è impossibile un’educazione alla sessualità che prescinda da una educazione globale di tutta la persona. Per esempio, se l’adolescente è abituato ad avere tutto, a concedersi tutto in ogni ambito della sua personalità, a soddisfare ogni suo desiderio, non sarà assolutamente possibile la gestione dei suoi impulsi sessuali, come se questi fossero una cosa isolata dal resto. In tale ottica l’educazione alla sessualità investe l’intero processo educativo e formativo della persona e dipende dalla sinergia di tante agenzie educative, al cui centro va posta la famiglia.

La necessità di una educazione alla sessualità è avvertita da tutti. Scrive W. Pasini: “Io credo che la sessualità si possa paragonare a un fiume, il cui corso è determinato anche dagli argini, e che siano i genitori a dover creare gli argini. “ [15]

Occorre anche avere presente che la società ha favorito la dissoluzione dei modelli morali tradizionali, ma non ha saputo proporne altri. I giovani, pertanto, risultano privi di un adeguato accompagnamento educativo da parte di adulti in grado di sostenerli nel delicato passaggio da una sessualità narcisistica ad una relazionale-oblativa. Diamo uno sguardo, allora, al delicato compito dell’educatore.

 

E’ importante prima di tutto che egli abbia un concetto positivo della sessualità e che cerchi di adeguarvi il suo comportamento. Prima delle parole, infatti, passa la vita. Non si tratta di aver risolto tutti problemi personali in questo campo, ma di avere coscienza dei propri limiti, di tutti i condizionamenti, e di impegnarsi sinceramente nel risolverli. E’ fondamentale l’accoglienza dei lati più bui della nostra personalità per essere capaci di guardare con obiettività la realtà, senza lasciarci influenzare dalle nostre eventuali esperienze negative proprio nel campo della sessualità.

Compito dell’educatore non è tanto quello di fornire dall’esterno delle regole di comportamento, ma di aiutare il ragazzo a scoprirle dentro di sé, educandolo al senso vero della libertà. E questo significa consentirgli di acquisire le conoscenze necessarie (non solo tecniche, ma anche valoriali) per poter decidere con responsabilità i comportamenti da avere in ogni situazione.

Essenziale è la contemporanea educazione all’amore. Prima di tutto per se stessi, per il proprio corpo, per la propria persona, per il proprio futuro, un amore di sé che è presupposto e conseguenza dell’amore per gli altri. La sessualità deve essere sempre vista in funzione dell’amore: qualsiasi apparente divieto deve essere sempre presentato in funzione di un sì più grande.

Un altro aspetto. Specialmente durante l’adolescenza, il ragazzo tende a chiudersi in se stesso e diventa importante l’incoraggiamento, le conferme, la fiducia. Una bassa autostima, infatti, può facilitare il rifugio nell’attività sessuale.

E’ molto importante anche spingerlo ad avere tanti interessi, a non focalizzare la sua attenzione sul sesso, a sviluppare amicizie sane, aiutarlo ad avere dei grandi ideali. Una visione religiosa della vita può essere di notevole aiuto per riuscire a superare qualsiasi difficoltà nel campo della sessualità.

Oggi non si può prescindere da una approfondita conoscenza dei mass media, di tutte le loro potenzialità sia positive che negative, evidenziando come il consumismo sfrutti proprio la stimolazione sessuale per vendere di più, per creare delle persone più facili da manipolare. Scrive U. Galimberti: “Uno degli effetti più devastanti, e forse anche studiati, della pornografia è l’estinzione del desiderio che, come ci insegna la filosofia da Platone a Deleuze, è potenzialmente rivoluzionario. Forse tanta sessualità diffusa e propagata a buon prezzo ha come obiettivo quello di creare una generazione di giovani conformisti, omologati, assuefatti, annoiati. E quindi quieti.”[16]

Tuttavia, anche nelle situazioni più difficili,  non bisogna mai drammatizzare, ma spingere piuttosto l’adolescente ad andare avanti e a ricominciare sempre, evitando complessi di colpa.

Non ci si può nascondere che a volte può essere importante l’aiuto di centri specializzati. Il risultato dipenderà molto dalla durata della dipendenza e dal desiderio sincero di venirne fuori.




[1] Cf. G. Cociglio (a cura di). Il manuale del consulente sessuale, vol I Franco Angeli 2002, pag. 302

[2] Aldo Carotenuto. L’anima delle donne. Per una lettura psicologica al femminile. Tascabili Bompiani 2004, pag. 36

 

[3] F. Avenia. Non è solo gioco, in “Riv. Sessuol. – Vol. 33 – n.3 luglio/settembre 2009, pag. 149-151

[4] G. Rifelli. Per una qualità della vita sessuale della persona atomizzata. Riv. Sessuol. Vol. 33 – n.2 aprile-giugno 2009, pag. 138

[5] G. Rifelli: “…Forse il sesso è veramente un mistero.”, in Sessuologia News, Notiziario del Centro Italiano di sessuologia, sett.ott.2003

[6]Umberto Galimberti. Adolescenza e amore, in La Repubblica delle Donne, 22 agosto 2009, pag. 162

[7] L. Beltramini, pag. 247

[8] Aldo Cazzullo, rubrica: Quello che gli uomini non dicono. Donna, Corriere della Sera del 5.12.09.

[9] Manfred Lütz

[10] Franco Avenia. Educazione sessuale: fermate quei Tariconi (editoriale), in Riv. Sessuol. Vol. 32 – n. 4, ottobre-dicembre 2008, pag. 198

[11] W. Pasini. La vita a due. La coppia a venti, quaranta e sessant’anni. Oscar Mondadori2007, pag. 21, 23

[12] Cf. W. Pasini. La vita a due. La coppia a venti, quaranta e sessant’anni. Oscar Mondadori2007, pag. 36

[13] D. Dèttore. Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale. Pag.101

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